Attenzione: la maestra si arrabbia

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metodi educativi: la maestra si arrabbia

Sapete tutti che non ho studiato per fare la maestra. Nel senso che non ho studiato per insegnare alle scuole primarie. Ho, però, una laurea come educatrice e qualche base e conoscenza credo di averla acquisita, sia sul campo (con tre figli) che teorica sui libri. E una cosa che non comprendo è perché ad insegnare in un’età che è tra le più delicate, quella della scuola elementare, ci siano persone che di stima, autostima e pedagogia non sappiano nulla. Nemmeno le basi. Uno dei motivi per cui con Andrea ho scelto di seguire un’educazione parentale è anche questo. Voglio che si appassioni all’apprendimento, che apprendere sia una cosa bella, che sia piacevole, che sia interessante. Non che abbia timore di un voto, di una maestra che si arrabbia.

Ecco. Parliamone. Le maestre che si arrabbiano. Hanno tutte le ragioni di arrabbiarsi, sono esseri umani che provano emozioni e che per questo hanno anche la facoltà di arrabbiarsi. Ma non hanno la facoltà di spaventare i bambini delle loro classi avvisandoli che se non fanno qualcosa allora si arrabbiano. Che succede poi? Si arrabbiano e? Li sculacciano? Gli danno un brutto voto? Urlano? Umiliano i bambini in classe? E pensano di educarli in questo modo al rispetto e di insegnargli che studiare è utile?

Questo è un messaggio che una maestra ha mandato a casa sul quaderno di una bambina di una quarta elementare. “Ripassare alla perfezione le tabelline perché, altrimenti, la maestra si arrabbia.” Educativamente passa un messaggio sbagliato. Il metodo è sbagliato. Come si pretende che i bambini abbiano voglia di imparare, di andare a scuola, di andarci in modo positivo se hanno paura delle maestre?

Insegnare non è sicuramente una cosa facile. Insegnare è complicato, faticoso, a volte difficile. Ma le insegnanti devono anche dare un esempio ai bambini, e questo messaggio scritto sul quaderno non da un buon esempio. Che insegna? Insegna che se qualcuno non fa un compito, di qualunque genere, chi ha dato il compito ha la facoltà di arrabbiarsi (e le conseguenze non te le dico così resti sulla corda e, per la paura delle conseguenze) il compito lo fai.

Sarebbe stato più utile fare un discorso alla classe, sull’importanza delle tabelline e usare metodi didattici che le tabelline le facciano digerire più facilmente. Giochi, lego, ci sono tante cose che si possono usare e fare, anche un gioco a premi (noi avevamo una maestra che ci portava le gommine colorate) con la classe divisa in squadre, ogni volta composte da alunni diversi. Invece no. Meglio usare l’arma della psicologia e fare terrorismo. “La maestra si arrabbia”. Fossi io la mamma che ha ricevuto questo biglietto andrei dal preside. E alla maestra scriverei “anche le mamme si arrabbiano e non per proteggere i figli, semplicemente perché ci tengono a una buona educazione che sia positiva e propositiva.”

Vorrei suggerire, a questa maestra ma anche a tutte le altre, un libro che io ho trovato molto utile e interessate: L’arte di insegnare. E’ scritto da un’insegnante, e da ottimi consigli pratici. Magari trova, questa maestra, qualche spunto per passare dall’arrabbiarsi al divertirsi e insegnare facendo divertire.

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10 COMMENTS

  1. Ma davvero la maestra a scritto così, non lo trovo educativo per nulla, ovvio che si arrabbiano perchè i bambini sono difficili da gestire, ma scrivere quella frase a mio avviso è inutile.

  2. Come hai detto, insegnare non è per nulla facile. Specie se un’insegnante ha 20 marmocchi iperattivi e non scolarizzati, e specie se ci sono bambini speciali non dichiarati, che li devi gestire per forza, che tu abbia studiato per farlo o no. Tutte noi usiamo la frase “mi sto arrabbiando” oppure “non fatemi arrabbiare”, ma è più una sorta di seconda chance per riparare alla marachella, che una minaccia bella e buona. Infatti le punizioni che ne seguono sono che se non hai finito il compito non esci in giardino, non partecipi ai giochi, ti siedi da solo finché non finisci ecc. Le maestre devono per forza attuare queste tecniche, perché non possono dare I paccheri, quello spetta a mamma e papà. Ma se le maestre attuano queste tecniche ci sarà un motivo? Ovvio. Ecco, proprio I paccheri. Il bambino maleducato, prepotente, menefreghista e manesco non viene educato. A casa fa ciò che vuole. Ma in classe non può, non deve. La maestra è la sua unica autorità e deve rispettarla. Punto.

    Per il bigliettino, sono assolutamente in disaccordo, perché ho già spiegato che oralmente non la usiamo per minacciare, figuriamoci scritta. Scritta incuote paura e angoscia, al genitore che legge soprattutto.
    Ora, non so cosa intendesse questa tizia, se qualcosa di manesco o un semplice post it di ciò che si fa in classe, ma in ogni caso ha sbagliato sotto ogni punto di vista. È indifendibile, questa scritta magari era in buona fede, ma può significare di tutto, ormai…
    Da denunciare al preside!

  3. Mamma mia. La scuola adesso mi fa molta paura. 1 perché ci sono insegnanti che non sono in grado di insegnare, ragazzini che sono ancora bambini per avere la spalle per insegnare a questi bambini che in realtà, spesso, sono più grandi di noi (lo so è un ragionamento contorto!). Mi fa paura perché ci sono insegnanti che purtroppo non sono molto preparate, che non sanno trasmettere l’amore per lo studio e per la materia trattata. Ci sono insegnanti che sono spesso più interessate a rifarsi le unghie o a postare un selfie su instagram che ad insegnare qualcosa di concreto ai bambini. E questo è esagerato da una parte. Poi c’è l’esagerazione dall’altra. Ovvero, l’esagerazione di alcuni genitori di adesso che, se il bambino prende un brutto voto, va dalla maestra e quasi la minaccia. Se io prendevo un brutto voto, mia mamma mi prendeva a calci nel culo fino a farmi piangere (e non sono andata a scuola nella preistoria). Ci sono comportamenti esagerati da entrambe le parti. E non va mai bene. Gli insegnanti dovrebbero essere più preparati e avere un atteggiamento proattivo, non di “minaccia” o di allarmismo. E i genitori dovrebbero fidarsi un po’ di più dei giudizi degli insegnanti. Se no, i nostri figli, non andranno da nessuna parte.

  4. Inorridisco davanti a questo messaggio. Ma che modi sono di assegnare i compiti. La maestra si arrabbia, come hai detto tu perché è umana, ma i compiti si danno i compiti per questa motivazione. Se avessi fatto scrivere una cosa del genere minimo sarebbe venuta la rappresentante e forse mi avrebbe pure convocato il dirigente per una bella tirata d’orecchie, a me ovvio.

  5. Hai proprio ragione, le scuole elementari sono forse lo step più difficile a livello umano. Ci si aspetta sempre di avere più comprensione e qualcuno che aiuti i bimbi a credere in se stessi e invece questo spesso non accade.
    Bello il tuo articolo.

  6. Concordo con te quando dici che le elementari sono la tappa più difficile. Immagino quanto sia difficile e sottovalutato il mestiere di insegnante.
    Sicuramente ci sono modi e modi di dire o far capire le cose ai bambini e sicuramente non è questo!
    Bellissimo il tuo articolo comunque.

  7. Io sono dell’idea che per fare la maestra non basta studiare bisogna avere una sorta di vocazione …non ci posso credere che una maestra spaventi i bambini io l’avrei segnalata all’Istituto o a chi di dovere…capisco benissimo la tua scelta.

  8. Io penso che in qualsiasi lavoro bisogna contenere le emozioni soprattutto quelle brurre e soprattutto con i bambini…… un po di polso ci vuole ma mai eccedere anche perchè non è assolutamente educativo e in taluni casi può arrivare ad assumere forma di violenza

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