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5 differenze tra l’università di Siena e la Jagellonia a Cracovia

Sapevate che sarebbe arrivato. Un bel post che vi dice che differenze ci sono tra lo studiare all’università in Italia e a Cracovia. Logicamente non saranno tutte e l’elenco si allungherà man mano che la mia permanenza qui proseguirà. Per ora vi elenco 5 differenze tra l’università di Siena, dipartimento di Arezzo, dove studio e l’università Jagellonian a Cracovia, dipartimento di lingue e dipartimento di scienze politiche (perché qui seguo lezioni in corsi di entrambi i dipartimenti)

1 – Le classi a Cracovia sono meno numerose 

Le classi qui alla Jagellonian sono di massimo 40 persone. Non solo per le lingue. Tutte le classi hanno un limite massimo di persone perché gli studenti vengono seguiti, i professori conoscono quasi tutti per nome (non li ho ancora sentiti chiamare per cognome nessuno). Le classi sono a obbligo di frequenza e all’inizio della lezione la professoressa/il professore fa passare un foglio dove ogni studente mette il proprio nome. Con classi così piccole è facile fare lavori in gruppo e spesso anche durante le lezioni.  

2 – Gli studenti a Cracovia sono divisi in gruppi

La divisione in gruppi è legata al numero massimo di studenti per ogni classe. Quindi. Il corso di Practical English 4 ha due gruppi, in parallelo, con orari diversi, così tu, studente, puoi decidere quale orario è meglio frequentare, anche in base alle altre materie che hai scelto. Lo stesso docente tiene quindi la stessa lezioni almeno due volte la settimana, in orari e giorni differenti. Spesso capita che il docente abbia anche degli assistenti, quando la richiesta di iscrizioni a quel corso è alta. In questo caso le possibilità di gruppi si moltiplicano. E’ così praticamente impossibile avere due lezioni da seguire che si sovrappongono.

3 – Le stanze di ricevimento dei professori dell’università a Cracovia sono disposte per “riceverti”

Questa è una cosa che mi ha colpito molto. In Italia, ad Arezzo, quando andavo a ricevimento da un professore, trovavo il docente seduto dall’altra parte della scrivania, che rimaneva tra me e lui. Anche quando alcuni docenti spostavano la sede dell’incontro ad altre stanze, c’era sempre una scrivania in mezzo, difficilmente (a me sarà capitata una volta forse) mi trovavo a fianco del professore. Qui a Cracovia nei due dipartimenti in cui sono stata, la scrivania la trovi tra te e la segreteria, ma mai tra te e il docente. Nelle stanze dei docenti le scrivanie sono poggiate al muro, durante il ricevimento tu studente sei a fianco del docente, spalla a spalla, oppure uno di fronte l’altro, senza barriere. Sei accolto. 

4 – Tutti i professori a Cracovia parlano inglese

Ok. Scontato vero? Non lo credevo. Credevo fosse scontato negli Stati Uniti, non in Polonia. Eppure si, qui è scontato che un docente universitario parli inglese. Con tutti i docenti con cui ho avuto a che fare ho parlato inglese, anche le segreterie parlano inglese, anche questa cosa non è scontata. L’unica persona che ho incontrato che non parla inglese è il custode, ma parla francese, ci siamo capiti comunque. E’ bellissimo sapere che se tu studente straniero arrivi troverai sempre qualcuno che ti capisce. Anche se parli inglese malissimo, anche se con un pochino di fatica nella pronuncia, non capiterà mai di trovarti davanti qualcuno che non capisce cosa cerchi o cosa ti serve. 

5 – Tutte e due i dipartimenti a Cracovia sono accessibili anche ai non vedenti

Altra cosa che da noi non esiste. Hanno targhe in braille ovunque. Hanno etichette in braille sulle porte, che indicano il numero della stanza, nome e cognome del docente, su quelle dei bagni, sulle ascensori. All’uscita delle ascensori c’è un piedistallo con la pianta del dipartimento in 3D e scritte in braille per permettere ai non vedenti di muoversi in autonomia. Ad Arezzo, e a Siena, mai viste. Anzi, quando ho provato a farlo presente mi hanno risposto che se serve le mettono, perché non ci sono iscritti non vedenti. Mi chiedo: semmai un ragazzo o una ragazza non vedente decidesse di iscriversi, in quanto tempo attrezzerebbero tutto il dipartimento di Arezzo con targhette in braille, considerando che nel 2016 ho chiesto alla commissione disabilità dei banchi adatti alle persone in sedia a rotelle e quando sono partita, settembre 2018, ancora non erano a disposizione? 

Ecco qua. Forse sono stata un po’ cattiva in alcune cose, ma ho persone che possono confermare quanto scrivo, sia per quanto riguarda Cracovia che per quanto riguarda Arezzo. Chissà, magari quando torno, ad aprile 2019, trovo le etichette in braille e anche i banchi. Magari eh.

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21 Comments

  • Federica

    Grazie per questo dettagliato articolo.
    Eventualmente volessi finire quella mia seconda laurea di cui ti parlavo 😉 andrò in Polonia!

    Aspettati comunque che qualcuno possa risponderti: però in Italia si mangia meglio 🙂

    Un abbraccio!

  • Falupe

    Cara Sofia, credo che oramai il nostro amato Paese abbia toccato il fondo in tutti i campi. Da questa posizione sarà dura riprendersi e migliorare. Le eccellenze nostrane sono oramai sporadiche, tanto da fare notizia. Buono studio.

  • inviaggiocolbisonte

    Bella l’idea di descrivere fatti così “pratici” della tua esperienza. Comunque non in tutte le università italiane, ad esempio, ci sono problemi con l’inglese. Per lo meno qui a Torino (dipartimenti scientifici/ingegneristici) noi teniamo corsi interamente in inglese se è necessario e sia docenti che studenti sono obbligati a conoscerlo non solo perché una certificazione linguistica è richiesta ma anche perché ci sono pochissimi libri di testo in Italiano e spesso i testi non ci sono neanche: si studia direttamente sugli articoli scientifici che sono, ovviamente, tutti in inglese.

    • Sofia Riccaboni

      Pero specifici dipartimenti. Anche ad Arezzo non c’è questo problema nel corso di lingue 🙂 qui invece non c’è differenza tra dipartimenti. E la certificazione in italia vale veramente quello che vale. Cioè quasi nulla. La maggior parte è un certificato interno delle università che non può essere usato al di fuori e nemmeno messo in CV.

  • marina

    Sicuramente l’idea di avere un colloquio con dei prof che ti chiamano per nome e non pongono un distacco fisico (scrivania) tra te e lui è un grande punto a favore! Sul numero ridotto di alunni anche alla mia ex università eravamo in pochi a lezione, classi molto minime

    • Sofia Riccaboni

      Classi minime perché c’erano più orari di scelta o classi minime perché non c’erano iscritti? È una grande differenza. Ad Arezzo anche io ho partecipato a lezioni dove eravamo in 4. Perché quel corso interessava solo a noi 🙂

  • anna di

    Molto interessante questo confronto fra università! Classi da 40, un sogno, noi a Venezia superavamo i 100 soprattutto al primo anno. Mi è piaciuto anche il fatto che ognuno si chiami per nome e che ci si sieda accanto ai professori, non uno davanti all’altro. sono piccoli particolari ma fanno la differenza per sentirsi a proprio agio. Per l’inglese, invece, devo dire che a Venezia lo conoscono bene, ormai più di metà degli esami si studia e si fa in inglese. Ma la strada per migliorare è ancora lunghissima

  • Ylenia

    Ciao Sofia, è davvero interessante la tua analisi. Oggi inizio a Udine il master in Digital Marketing e secondo la presentazione sarà strutturato in modo innovativo, direttamente per preparare figure multidimensionali che possano rispondere alle esigenze del mercato del lavoro attuale. Più avanti ti farò sapere se è così, e soprattutto se ho riscontrato delle nuove tendenze organizzative che possano assomigliare a ciò che hai descritto! Un abbraccio!

  • Rita Tirelli

    Ciao Sofia, mi piace questo tuo articolo che racconta in modo diretto, concreto le differenze tra la tua Università in Italia e quella in Polonia. Credo che i prossimi mesi saranno molto interessanti e proficui per te! Ti seguirò in questo tuo viaggio 🙂

  • Cristina

    Articolo ben scritto Sofia! Io cerco sempre di difendere l’università italiana ma alle volte è indifendibile. Questa cosa dell’inglese la sfido in Italia! Credo che forse 1 prof su 5 parli correntemente la lingua.

    • Sofia Riccaboni

      Grazie Cristina per il complimento. Sull’inglese è una storia triste. Parlano di perdere identità. Eppure qui in Polonia, paese di destra, tutti lo parlano e non mi pare abbiano perso identità. Anzi. Domani in piazza vediamo che identità avranno.

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